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Paul Haguet

Blog personale

Stufa a pellet e monossido di carbonio: quali rischi e precauzioni adottare?

Una stufa a pellet installata e sottoposta a manutenzione correttamente produce pochissime…

Poêle à pellets moderne installé dans un salon avec conduit d'évacuation visible et porte vitrée
5 min di lettura

Una stufa a pellet installata e sottoposta a manutenzione correttamente produce pochissimo monossido di carbonio. Il problema si presenta quando uno degli anelli della catena di combustione viene meno: apporto d’aria insufficiente, canna fumaria parzialmente ostruita, guarnizione della camera di combustione deteriorata o pellet di scarsa qualità. Capire dove e perché si forma il CO in questo tipo di apparecchio permette di intervenire sulle cause anziché sui sintomi.

Rapporto aria/combustibile e produzione di CO in una stufa a pellet

La formazione di monossido di carbonio in una stufa a pellet dipende direttamente dal rapporto tra l’ossigeno disponibile e la quantità di combustibile bruciato. Quando questo rapporto scende sotto il livello adeguato, la combustione diventa incompleta: il carbonio contenuto nel pellet si ossida solo a CO anziché a CO2.

Tre componenti regolano questo equilibrio nell’apparecchio: il ventilatore che immette l’aria comburente, la coclea che dosa l’alimentazione del pellet e la scheda elettronica che sincronizza i due elementi. Se il ventilatore è sporco, la portata d’aria diminuisce senza che la coclea compensi, creando un eccesso di combustibile rispetto all’ossigeno disponibile.

Un articolo che approfondisce i rischi di monossido di carbonio di una stufa a pellet spiega questo meccanismo di combustione incompleta e le sue conseguenze sulla qualità dell’aria interna.

Anche le guarnizioni dello sportello e della camera di combustione svolgono un ruolo spesso sottovalutato. Se una guarnizione non garantisce più la tenuta, i flussi d’aria nel focolare cambiano. L’aria entra da punti non previsti, destabilizzando la fiamma e favorendo la produzione di CO, anche se il ventilatore funziona normalmente.

Tecnico che ispeziona la canna fumaria di una stufa a pellet con un rilevatore di monossido di carbonio

Emissioni di CO legate allo stoccaggio del pellet

Il rischio di monossido di carbonio non riguarda soltanto il funzionamento della stufa. Il pellet stesso emette CO durante lo stoccaggio, attraverso un processo di auto-ossidazione degli acidi grassi e delle resine contenuti nel legno. Questo fenomeno si verifica senza combustione, a temperatura ambiente.

Secondo l’INRS, un incidente mortale avvenuto nel 2002 nella stiva di una nave che trasportava pellet ha messo in evidenza questo rischio. In uno spazio confinato, il CO rilasciato da una grande quantità di pellet può raggiungere concentrazioni pericolose senza che sia coinvolto alcun apparecchio di riscaldamento.

Per i privati, il rischio riguarda soprattutto i silos di stoccaggio sfuso installati in un locale chiuso (cantina, garage non ventilato, ripostiglio). I sacchi da 15 kg conservati in un ambiente aerato non comportano lo stesso problema: la quantità di pellet è troppo ridotta per generare un accumulo significativo di CO.

Precauzioni per un silo di pellet in ambienti interni

  • Ventilare il locale di stoccaggio con una presa d’aria in basso e uno scarico in alto, dimensionati per garantire un ricambio d’aria continuo
  • Non entrare mai in un silo o in un locale di stoccaggio confinato senza aver prima misurato la concentrazione di CO, soprattutto dopo un lungo periodo di chiusura
  • Evitare di conservare il pellet in una stanza adiacente a un ambiente abitativo senza una separazione a tenuta e una ventilazione indipendente

Canna fumaria: il punto critico dell’installazione

Una canna fumaria parzialmente ostruita è la prima causa di intossicazione da CO con un apparecchio di riscaldamento a legna. Fuliggine, creosoto, nido di uccelli o deformazione del tubo: qualsiasi ostacolo al tiraggio fa rifluire i gas di combustione nell’abitazione anziché espellerli dal tetto.

La pulizia della canna fumaria prevista dalla normativa (due volte l’anno, di cui una durante la stagione di riscaldamento, secondo le disposizioni vigenti) non è sempre sufficiente a rilevare un difetto del tubo. Consigliamo di far controllare da un professionista qualificato lo stato interno della canna fumaria durante la manutenzione annuale, oltre alla semplice pulizia meccanica.

La tenuta dei raccordi tra la stufa e la canna fumaria merita particolare attenzione. Una guarnizione di raccordo deteriorata o un innesto non serrato correttamente lascia fuoriuscire CO direttamente nella stanza, in un punto in cui la concentrazione è massima, poiché i fumi non sono ancora stati diluiti dal tiraggio.

Rilevatore di monossido di carbonio installato sul soffitto di una stanza con una stufa a pellet

Controlli da effettuare durante la manutenzione annuale

  • Stato delle guarnizioni dello sportello, del vetro e della camera di combustione (sostituirle non appena risultano appiattite o friabili)
  • Pulizia del ventilatore di estrazione e della canna fumaria per tutta la sua lunghezza
  • Verifica del tiraggio con un deprimometro per confermare che la depressione sia conforme alle specifiche del produttore
  • Ispezione visiva del tubo per individuare crepe, punti di corrosione o giunzioni disinnestate

Rilevatore di monossido di carbonio: scelta e posizionamento

Un rilevatore di CO non previene l’intossicazione: la segnala. È una rete di sicurezza, non una misura di prevenzione alla fonte. È importante fare questa distinzione: la manutenzione dell’apparecchio e della canna fumaria resta la prima linea di difesa.

Per una stufa a pellet, il rilevatore va collocato nella stessa stanza dell’apparecchio, all’altezza delle vie respiratorie (tra 1 m e 1,50 m dal pavimento) e a una certa distanza dalla stufa (almeno 1,50 m), per evitare falsi allarmi durante l’accensione. Un secondo rilevatore nel corridoio che porta alle camere da letto aumenta la sicurezza durante la notte.

I rilevatori elettrochimici sono gli unici adatti all’uso domestico per il CO. Sono diversi dai rilevatori di fumo (obbligatori nelle abitazioni) e dai rilevatori di gas combustibili. Un rilevatore di fumo non rileva il monossido di carbonio, e viceversa. I due dispositivi sono complementari.

La durata di una cella elettrochimica è limitata (di solito è indicata dal produttore sul dispositivo). Un rilevatore scaduto dà una falsa sensazione di sicurezza. Controllare la data di sostituzione e testare il dispositivo ogni mese con il pulsante di prova integrato è l’unica garanzia del suo effettivo funzionamento.

Il monossido di carbonio resta un rischio gestibile con una stufa a pellet. Tutto si riduce a tre aspetti tecnici: mantenere il rapporto aria/combustibile con una manutenzione regolare dell’apparecchio, garantire l’evacuazione dei fumi attraverso una canna fumaria in buono stato e ventilare correttamente il locale in cui si conserva il pellet. Il rilevatore di CO è l’ultima risorsa, non la prima.

Stufa a pellet e monossido di carbonio: quali rischi e precauzioni adottare?